giovedì 17 giugno 2010

No comment..

Mi sento imbavagliata come i quotidiani italiani..
Da quando sono nella mia " nuova condizione ",(elegante modo di definire una neo separazione) , mi sento come in dovere di tacere.
Non posso esternare i miei sentimenti o emozioni perchè qualsiasi cosa dica, rischio di ferire qualcuno.
Se confido a qualcuno che sono serena, offendo i sentimenti dei miei cari che ancora non lo sono, se mi lamento della solitudine, mi sento dire: " Chi te l'ha fatto fare? Hai voluto la bicicletta..
SEnto tanta ipocrisia intorno a me e anche un pizzico di invidia.
Ipocrisia da parte di chi è convinto che l'essere sposati dia diritto ad un riconoscimento sociale altrimenti negato; invidia da parte di chi vorrebbe tanto avere il coraggio di fare questa scelta.
Comunque sia, meglio che stia zitta, mi sembra di sentire da ambedue le " coalizioni".
E io sto zitta. Parlo solo se interrogata. Il problema è che non mi interroga nessuno, mi ignorano. Non sono interessante: non mi dispero, vado avanti per la mia strada, cerco di cosruire il mio nuovo futuro.
Mi manca la possibilità di parlarne, ma non esistono gruppi di incontro per neo separati sereni.
Tutti i gruppi di aggregazione presuppongono una dose di angoscia misurabile con un non precisato strumento e io non ne ho abbastanza, sembra..
La mia categoria giace nel limbo .
Da questo limbo, vi mando i miei più cari ( e sereni) saluti

martedì 27 aprile 2010

let's move

Traslocare è sempre un piccolo trauma, lo è quando si è sereni e tutto va bene, figuriamoci quando sereni non si è e tutto non va proprio bene..
L'entusiasmo che accompagna il cambiamento non c'è quando lasci una casa, una famiglia, dei ricordi che ti hanno accompagnato per un quarto di secolo.
E non sai cosa ti appartiene davvero, di quale oggetto davvero non ti puoi separare, quale offesa arrecherai togliendo quella foto, quel libro..
Vorrei non portarmi nulla, ma d'altro canto la tua foto disturba, il libro che ti è appartenuto porta ricordi sofferti, meglio togliere, farti dimenticare.
In Hotel quando un ospite deve cambiare camera per esigenze interne, si cerca di riposizionare tutti i suoi effetti personali esattamente nello stesso modo in cui erano nella stanza precedente, si fa una fotografia e si riproduce esattamente lo stesso " quadro".Si deve cercare di evitare l'effetto spaesamento.
Ma le stanze dell'hotel sono simili, non è così difficile.
Nella nuova casa mi sveglio di notte e vado in ingresso pensando di trovare il bagno, sento rumori che non conosco, odori che non riconosco e tutto è spaesamento, è paura, è solitudine.
Ma il giorno arriva, e con la luce tutto cambia, e mi dà speranza.E coraggio..

giovedì 22 aprile 2010

Ritorno all'umiltà?..

In questi giorni sto tenendo un corso di formazione per aspiranti governanti ( per Hotel). Tali corsi sono volti all'eventuale inserimento di personale nelle strutture ricettive e il tentativo è quello di dare loro una formazione adatta allo scopo.
Ieri, dopo le prime due lezioni, ho chiesto ai partecipanti quali fosse stato il loro percorso scolastico e professionale fino a questo momento.
Le risposte mi hanno in qualche modo sconcertato, la metà di loro è laureata o lo sarà presto, l'altra metà ha svolto in passato mansioni di indubbio prestigio.
Queste persone aspirano a pulire le camere del mio hotel ed hanno più titoli di me..
Che questa crisi abbia portato ad un ritorno all'umiltà? Che la perdita del lavoro, in alcuni casi, abbia ridimensionato non solo la nostra capacità di consumo , ma anche la nostra ambizione, la nostra supponenza?
Quanti di loro , fino a qualche anno fa , si sarebbe " accontentato" di un impiego così, con una laurea in tasca? Abbiamo finito ora di compiangere le russe, le polacche, le bulgare che fanno le badanti e le cameriere con una laurea in ingegneria?
Una ventata di umiltà farebbe bene a tutti, davvero. E il rispetto che nutro per queste persone è pari al mio impegno nel fare di loro delle " governanti con i fiocchi.."!

giovedì 8 aprile 2010

I am a box

Se mai pubblicassi il libro che ho nella mia testa, questo sarebbe il titolo.
Ed è una definizione che un tempo mi ha dato un amico che mi conosce bene.
Ma in fondo è una cosa che si può dire di tutto il genere femminile.
"Tu sei una scatola", mi diceva. Tutto è alla rinfusa: affetti, lavoro, famiglia, interessi, tutto passibile di contaminazione. Se un elemento ti fa soffrire, tutti gli altri vengono coinvolti.
"Io sono un cassettone, diceva, tutti i miei cassetti sono ordinati e ognuno contiene un elemento ben preciso: qui c'è la famiglia, qui il lavoro, qui gli amici, qui gli interessi. Quando ne chiudo uno, ne apre un altro: niente contaminazione."
"Accidenti", pensavo " Che invidia.."
Ora, ripensandoci rifletto sul fatto che le scatole si ripongono in soffitta, e, ogni tanto, quando ti viene nostalgia, le riapri e ti fai accarezzare dai ricordi, indulgi nelle sensazioni che ne derivano.
Cosa succede quando nella tua vita un nuovo elememto si affaccia?
Butti via il contenuto di un cassetto e fai posto al nuovo che arriva?
Voglio essere una scatola. Amo essere una scatola.
E odio i cassettoni...........

mercoledì 7 aprile 2010

Trovare la forza

Ho cominciato a scrivere questo blog perchè mi pareva di avere qualcosa da dire, tutte quelle parole che avevo dentro, il sogno di scrivere quel libro che è nella mia testa ( e probabilmente lì ci rimarrà per sempre), il blog è uno sfogo, mi dà la possibilità di esprimermi come più mi piace, scrivendo.
E allora com'è che improvvisamente non ho più niente da dire?
Certo, di mezzo ci sta il momento più difficile della mia vita: quello in cui le parole non bastano a definire il senso di sgomento che deriva da una separazione.
E allora, la voglia di lasciarsi andare, di cancellare appuntamenti, di smettere di uscire, di smettere di scrivere, di raccontare.
In questi giorni vorrei solo dormire, mettere la testa sul cuscino e abbandonarmi all'oblio.
Nemmeno leggere mi è di conforto, la mente è annebbiata e la concentrazione langue.
Ma leggo Manuela, che con tutte le duifficoltà e le tragedie è ancora combattiva e ironica e vitale , e mi dico che se ce la fa lei ce la farò anch'io e poichè grazieadio, sono dotata della stessa dose di ironia e vitalità, ho buona speranza di emergere dal letargo emotivo in cui mi trovo e tornare presto nel mondo reale, quello dove si dorme solo di notte e di giorno ci si dà una mossa e, inshalla, si sopravvive. programmato 08/04/10 di antonella Pastore Elimina

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lunedì 15 marzo 2010

Andare via, lontano........ ( Claudio Baglioni. Poster)

Ieri sono andata a trovare Ester, dice che da quando viaggia così tanto, poi è sempre una fatica la vita di tutti i giorni.
E' appena tornata dallaa Namibia, un viggio fantastico dice.
Mia figlia Elisa e mio marito, dopo un mese di Sudafrica, piangono al ricordo e sognano di trasferirsi laggiù.
Mi figlia Claudia, che sta facendo il quarto anno di liceo a Santo Domingo, minaccia di non tornare più...
Ma cosa ci sta succedendo? Noi italiani, fanalino di coda del viaggiare, stiamo diventando dei girovaghi? Peggio, dei migratori,degli esuli, dato che vorremmo vivere ovunque ma non qui.
O sarà che l'Italia ci ha nauseato a tal punto che vogliamo solo scappare via?
Ma non è il posto più bello del pianeta?? Uno dei più visitati, agognati e celebrati dal resto del mondo?
Eppure.....

giovedì 11 marzo 2010

Il libro sul comodino

Il nuovo libro di Roth occhieggia sul comodino, sembra dirmi: " perchè stai perdendo tempo con questo tedesco? Lo so che non vedi l'ora di terminarlo per potermi prendere tra le mani".
Ed ha ragione, ma l'attesa è dolce e piena di aspettative.
Ci sono almeno un paio di autori di cui anelo i prodotti, fortunatamente sono entrambi " prolifici" e non devo attendere molto tra un libro e l'altro.
Alcune case editrici mi mandano le news letter con le imminienti uscite, ma raramente mi sorprendono, internet mi ha già informato e devo solo aspettare che l'editore italiano lo distribuisca.
A volte sono stata così impaziente che l'ho acquistato in lingua originale, ma ho peccato di presunzione, nonostante abbia una buona conoscenza della lingua inglese, mi sono negata il piacere assoluto della lettura nella propria lingua e ho finito per rileggerlo in italiano.
Si è così infantili a volte, nella ricerca dell'appagamento dei propri istinti che si finisce per perdere il gusto dell'attesa, del piacere che dà il raggiunguimento della cosa agognata.
Calma lettori, ce n'è per tutti..